- Guerra Eterna - Joe Haldeman -> Libro vincitore del Premio Hugo e del Premio Nebula nel 1976, un romanzo di fantascienza molto intrigante, veramente molto dettagliato sulle tecnologie immaginarie e la fisica nei viaggi stellari.
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sabato 20 novembre 2010
Libri consigliati #2
Ciao a tutti! Ho deciso di consigliarvi un libro che io ho letto e ho trovato molto affascinante:
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lunedì 8 febbraio 2010
Costano Troppo - Vecchia versione del 2006
Proprio ieri sera, leggendo i commenti di due utenti, Alfa e Malikà, mi è venuto in mente che questo racconto è una versione recente del primo racconto che ho scritto nella mia vita :)
Così mi sono detto, perchè non pubblicare anche la vecchia, brutta, sgrammaticata versione del 2006? Ed eccola qua, pubblicata apposta per voi!
Mentre la leggete ricordate che questo racconto l'ho scritto a soli 15 anni^^
P.s. Non ho corretto nessun errore in questa versione, quindi se ne trovate non è che ho dormito, semplicemente ho voluto lasciarla "intatta".
Se volete rileggere anche la nuova versione, cliccate qui: Costano Troppo - Versione nuova
COSTANO TROPPO - Versione del 24/07/2006
[Anno 3715, La Terra e Plutone sono in guerra per il dominio del sistema solare]
Esplosioni, Grida, Morte. La Battaglia. E io ci sono in mezzo. Un Proiettile mi sibila a pochi centimetri dalla testa. Un urlo. Non tutti sono fortunati come me.
Un altro proiettile. Mi colpisce in pieno petto. In quell'istante prego che i nuovi giubbotti antiproiettili funzionino. Funzionano.
Sono salvo solo grazie allo stemma da Tenente che ho sul braccio destro, perché i giubbotti vengono dati solo agli ufficiali: - Costano troppo! - aveva detto il Colonnello quando gli avevo parlato dell'ingiustizia di dare gli equipaggiamenti solo agli ufficiali. "Costano troppo", quelle parole mi tornano alla mente. "Costano troppo". Come se una vita umana valesse meno di un giubbotto.
Devo abbandonare i miei pensieri, il fuoco di artiglieria nemica è cessato e devo approfittarne.
- All'attacco!!! - grido alle truppe - Dobbiamo riuscire a far cedere la 1° linea! -
A quelle parole tutti i soldati ancora in grado di combattere, escono dai loro ripari e mi seguono verso le linee nemiche.
Il fuoco di artiglieria nemica riprende. Ormai siamo a metà strada. Sarebbe da folli tornare indietro. Bombe esplodono in tutta l'area circostante. Grida e lamenti si uniscono alle esplosioni. 3 metri ci dividono dal nemico. 2 metri. 1 metro. Scontro corpo a corpo. Gli uomini più fortunati hanno il del calcio del fucile, altri combattono a mani nude. Io preferisco il mio pugnale. Altro oggetto che possiedo grazie al grado.
Un nemico mi si para davanti. Plutoniani. Che brutta razza. Creature dalla pelle violacea e umidiccia, con volti che incutono terrore e ribrezzo allo stesso tempo, con le bocche che mostravano sempre quei denti affilati come rasoi. Fortunatamente non devo fargli un servizio fotografico, devo ucciderlo. Anche loro si aspettavano un corpo a corpo. Il "mio" alieno era armato con un "Bashgot", ovvero una spada corta con un lato seghettato con la lama che emana un debole bagliore verde. Bisognava stare attenti. La lama brillava grazie a un potentissimo veleno che se ti colpisce ti uccide dopo molti minuti di agonia.
Effettuiamo una di scambi con affondi e parate. Nessuno dei due ha la meglio. L'alieno tenta un affondo, ma si scopre troppo. Stolto. Quando si accorge dell' errore è già a terra con uno squarcio nell'intestino.
Mi scontro ancora con altri due plutoniani. Ma l'esito del combattimento non cambia da quello precedente. Quando l'ultimo dei due è a terra morente, mi accorgo che i plutoniani si ritirano nelle retrovie.
Molti morti di entrambe le fazioni. Troppi morti. Sento un grido di un mio soldato ma non riesco a capire cosa dice. Il grido si ripete: - .......ino!!! - Purtroppo non riesco a sentirlo chiaramente. L'urlo si ripete per la terza volta molto più chiaro: - Cecchino!!!! -Troppo tardi. Sento un dolore fortissimo alla testa. Poi. Buio.
Così mi sono detto, perchè non pubblicare anche la vecchia, brutta, sgrammaticata versione del 2006? Ed eccola qua, pubblicata apposta per voi!
Mentre la leggete ricordate che questo racconto l'ho scritto a soli 15 anni^^
P.s. Non ho corretto nessun errore in questa versione, quindi se ne trovate non è che ho dormito, semplicemente ho voluto lasciarla "intatta".
Se volete rileggere anche la nuova versione, cliccate qui: Costano Troppo - Versione nuova
COSTANO TROPPO - Versione del 24/07/2006
[Anno 3715, La Terra e Plutone sono in guerra per il dominio del sistema solare]
Esplosioni, Grida, Morte. La Battaglia. E io ci sono in mezzo. Un Proiettile mi sibila a pochi centimetri dalla testa. Un urlo. Non tutti sono fortunati come me.
Un altro proiettile. Mi colpisce in pieno petto. In quell'istante prego che i nuovi giubbotti antiproiettili funzionino. Funzionano.
Sono salvo solo grazie allo stemma da Tenente che ho sul braccio destro, perché i giubbotti vengono dati solo agli ufficiali: - Costano troppo! - aveva detto il Colonnello quando gli avevo parlato dell'ingiustizia di dare gli equipaggiamenti solo agli ufficiali. "Costano troppo", quelle parole mi tornano alla mente. "Costano troppo". Come se una vita umana valesse meno di un giubbotto.
Devo abbandonare i miei pensieri, il fuoco di artiglieria nemica è cessato e devo approfittarne.
- All'attacco!!! - grido alle truppe - Dobbiamo riuscire a far cedere la 1° linea! -
A quelle parole tutti i soldati ancora in grado di combattere, escono dai loro ripari e mi seguono verso le linee nemiche.
Il fuoco di artiglieria nemica riprende. Ormai siamo a metà strada. Sarebbe da folli tornare indietro. Bombe esplodono in tutta l'area circostante. Grida e lamenti si uniscono alle esplosioni. 3 metri ci dividono dal nemico. 2 metri. 1 metro. Scontro corpo a corpo. Gli uomini più fortunati hanno il del calcio del fucile, altri combattono a mani nude. Io preferisco il mio pugnale. Altro oggetto che possiedo grazie al grado.
Un nemico mi si para davanti. Plutoniani. Che brutta razza. Creature dalla pelle violacea e umidiccia, con volti che incutono terrore e ribrezzo allo stesso tempo, con le bocche che mostravano sempre quei denti affilati come rasoi. Fortunatamente non devo fargli un servizio fotografico, devo ucciderlo. Anche loro si aspettavano un corpo a corpo. Il "mio" alieno era armato con un "Bashgot", ovvero una spada corta con un lato seghettato con la lama che emana un debole bagliore verde. Bisognava stare attenti. La lama brillava grazie a un potentissimo veleno che se ti colpisce ti uccide dopo molti minuti di agonia.
Effettuiamo una di scambi con affondi e parate. Nessuno dei due ha la meglio. L'alieno tenta un affondo, ma si scopre troppo. Stolto. Quando si accorge dell' errore è già a terra con uno squarcio nell'intestino.
Mi scontro ancora con altri due plutoniani. Ma l'esito del combattimento non cambia da quello precedente. Quando l'ultimo dei due è a terra morente, mi accorgo che i plutoniani si ritirano nelle retrovie.
Molti morti di entrambe le fazioni. Troppi morti. Sento un grido di un mio soldato ma non riesco a capire cosa dice. Il grido si ripete: - .......ino!!! - Purtroppo non riesco a sentirlo chiaramente. L'urlo si ripete per la terza volta molto più chiaro: - Cecchino!!!! -Troppo tardi. Sento un dolore fortissimo alla testa. Poi. Buio.
giovedì 24 dicembre 2009
Costano Troppo
Posto uno dei miei primi racconti, spero che possa piacervi.
Esplosioni. Grida. Morte. La battaglia. Io ci sono nel mezzo.
Tenente Green della 32a divisione di fanteria dell’esercito degli Stati Uniti Terrestri. Siamo in guerra ormai da mesi con l’esercito plutoniano invasore che tenta di conquistare il nostro pianeta. Memori degli orrori della Grande guerra, avvenuta ormai 200 anni fa, la tattiche adottate dal nemico ci hanno riportato ad una guerra di trincea ancora più terribile di quella combattuta dai nostri avi nel 1914. E’ un massacro.
Devo abbandonare i miei pensieri, il fuoco di artiglieria nemica è cessato e devo approfittarne. «All'attacco!» grido alle truppe con tutto il fiato che ho in corpo fino ad esaurire la voce «Dobbiamo riuscire a far cedere la prima linea!» nel frattempo mi sporgo ancora di più dalla buca che mi protegge e scarico una raffica di colpi verso il nemico, poi balzo fuori dal riparo e corro.
A sentirmi gridate tutti i soldati ancora in grado di combattere escono dalle trincee e mi seguono verso le linee nemiche noncuranti del piombo che fiocca sulle loro teste: si fidano del loro Tenente, sono convinti che li porterò alla vittoria. «Mai errore più grande fu fatto» pensai con amarezza.
Un proiettile mi sibila a pochi centimetri dalla testa, ne sento il rumore mortale. Un urlo. Non tutti sono fortunati come me.
Un altro proiettile. Mi colpisce in pieno petto. Prego perché i nuovi giubbotti antiproiettile funzionino: funzionano.
Sono salvo solo grazie al grado di Tenente che ho sul braccio destro, perché i corpetti protettivi vengono dati solo agli ufficiali: «Costano troppo!» aveva risposto il Colonnello quando gli avevo parlato dell'ingiustizia di fornire gli equipaggiamenti solo ai graduati.
«Costano troppo» quelle parole mi tornano alla mente «Costano troppo». Come se una vita umana valesse meno di una pettorina rinforzata.
Il fuoco di artiglieria riprende, creando morte e crateri. Vedo molti dei miei uomini cadere a terra con il petto zuppo di sangue. «Costano troppo». I giubbotti antiproiettile costano troppo, e intanto altri dieci di quei ragazzi giacciono al suolo.
Siamo ormai a metà strada, sarebbe da folli tornare indietro. Bombe esplodono in tutta l'area circostante: una groviera avrebbe meno buchi di questa maledetta terra di nessuno.
Tre metri ci dividono dal nemico, e altri tre ragazzi muoiono investiti dalle salve delle mitragliatrici. Due metri. Un metro. Salto nella trincea nemica e abbandono il mio fucile ormai scarico. Scontro corpo a corpo.
I più fortunati usano il calcio del fucile, altri gli affilati bordi delle vanghe da campo, altri ancora combattono a mani nude. Io ho il mio pugnale: ringrazio i miei gradi.
Un nemico mi si para davanti: plutoniani, che razza obbrobriosa. Creature dalla pelle violacea e umidiccia, dai volti schiacciati e piatti. Hanno tre grandi occhi verdognoli che brillano di riflesso, e sentono gli odori con la lingua. Fortunatamente non devo fargli un servizio fotografico, ma solo ucciderlo.
Il mio alieno era armato con una lunga lama affilata e ricurva, il cui filo luccicava di blu smorto. Veleno: gioca scorretto. Bisogna stare attenti, se solo mi sfiora, sono spacciato.
Effettuiamo una serie di scambi con affondi e parate. E’ veloce e preciso, sono costretto a mettermi sulla difensiva. Continua ad incalzarmi, poi ad un certo punto un esplosione troppo vicina sembra scuoterlo. Poverino, è un essere sensibile. Chissà se lo è pure al mio acciaio: mi risponde affermativamente finendo a terra con l’intestino squarciato.
Faccio un paio di passi ed altri due plutoniani mi vengono incontro, ma sono anche loro molto sensibili. Quando cadono a terra, mi accorgo che i loro compagni si ritirano nelle retrovie.
Molti morti di entrambe le fazioni. Troppi morti.
Dopo questa riflessione, mi volto e vedo un mio soldato, mi sta cercando di dire qualcosa, ma le esplosioni non mi fanno sentire neppure quello che penso. Il grido si ripete «…ino!» anche questa volta il suono è coperto dagli spari. Non riesco a comprendere cosa vuole dirmi. Poi finalmente la terza volta capisco perché sta sbraitando «Cecchino!» mi grida spaventato «Cecchino! Signore, c’è un cecchino!»
Troppo tardi. Sento un vuoto alla testa. «Anche gli elmetti costano troppo.»
Esplosioni. Grida. Morte. La battaglia. Io ci sono nel mezzo.
Tenente Green della 32a divisione di fanteria dell’esercito degli Stati Uniti Terrestri. Siamo in guerra ormai da mesi con l’esercito plutoniano invasore che tenta di conquistare il nostro pianeta. Memori degli orrori della Grande guerra, avvenuta ormai 200 anni fa, la tattiche adottate dal nemico ci hanno riportato ad una guerra di trincea ancora più terribile di quella combattuta dai nostri avi nel 1914. E’ un massacro.
Devo abbandonare i miei pensieri, il fuoco di artiglieria nemica è cessato e devo approfittarne. «All'attacco!» grido alle truppe con tutto il fiato che ho in corpo fino ad esaurire la voce «Dobbiamo riuscire a far cedere la prima linea!» nel frattempo mi sporgo ancora di più dalla buca che mi protegge e scarico una raffica di colpi verso il nemico, poi balzo fuori dal riparo e corro.
A sentirmi gridate tutti i soldati ancora in grado di combattere escono dalle trincee e mi seguono verso le linee nemiche noncuranti del piombo che fiocca sulle loro teste: si fidano del loro Tenente, sono convinti che li porterò alla vittoria. «Mai errore più grande fu fatto» pensai con amarezza.
Un proiettile mi sibila a pochi centimetri dalla testa, ne sento il rumore mortale. Un urlo. Non tutti sono fortunati come me.
Un altro proiettile. Mi colpisce in pieno petto. Prego perché i nuovi giubbotti antiproiettile funzionino: funzionano.
Sono salvo solo grazie al grado di Tenente che ho sul braccio destro, perché i corpetti protettivi vengono dati solo agli ufficiali: «Costano troppo!» aveva risposto il Colonnello quando gli avevo parlato dell'ingiustizia di fornire gli equipaggiamenti solo ai graduati.
«Costano troppo» quelle parole mi tornano alla mente «Costano troppo». Come se una vita umana valesse meno di una pettorina rinforzata.
Il fuoco di artiglieria riprende, creando morte e crateri. Vedo molti dei miei uomini cadere a terra con il petto zuppo di sangue. «Costano troppo». I giubbotti antiproiettile costano troppo, e intanto altri dieci di quei ragazzi giacciono al suolo.
Siamo ormai a metà strada, sarebbe da folli tornare indietro. Bombe esplodono in tutta l'area circostante: una groviera avrebbe meno buchi di questa maledetta terra di nessuno.
Tre metri ci dividono dal nemico, e altri tre ragazzi muoiono investiti dalle salve delle mitragliatrici. Due metri. Un metro. Salto nella trincea nemica e abbandono il mio fucile ormai scarico. Scontro corpo a corpo.
I più fortunati usano il calcio del fucile, altri gli affilati bordi delle vanghe da campo, altri ancora combattono a mani nude. Io ho il mio pugnale: ringrazio i miei gradi.
Un nemico mi si para davanti: plutoniani, che razza obbrobriosa. Creature dalla pelle violacea e umidiccia, dai volti schiacciati e piatti. Hanno tre grandi occhi verdognoli che brillano di riflesso, e sentono gli odori con la lingua. Fortunatamente non devo fargli un servizio fotografico, ma solo ucciderlo.
Il mio alieno era armato con una lunga lama affilata e ricurva, il cui filo luccicava di blu smorto. Veleno: gioca scorretto. Bisogna stare attenti, se solo mi sfiora, sono spacciato.
Effettuiamo una serie di scambi con affondi e parate. E’ veloce e preciso, sono costretto a mettermi sulla difensiva. Continua ad incalzarmi, poi ad un certo punto un esplosione troppo vicina sembra scuoterlo. Poverino, è un essere sensibile. Chissà se lo è pure al mio acciaio: mi risponde affermativamente finendo a terra con l’intestino squarciato.
Faccio un paio di passi ed altri due plutoniani mi vengono incontro, ma sono anche loro molto sensibili. Quando cadono a terra, mi accorgo che i loro compagni si ritirano nelle retrovie.
Molti morti di entrambe le fazioni. Troppi morti.
Dopo questa riflessione, mi volto e vedo un mio soldato, mi sta cercando di dire qualcosa, ma le esplosioni non mi fanno sentire neppure quello che penso. Il grido si ripete «…ino!» anche questa volta il suono è coperto dagli spari. Non riesco a comprendere cosa vuole dirmi. Poi finalmente la terza volta capisco perché sta sbraitando «Cecchino!» mi grida spaventato «Cecchino! Signore, c’è un cecchino!»
Troppo tardi. Sento un vuoto alla testa. «Anche gli elmetti costano troppo.»
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