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martedì 27 aprile 2010

L'Ospite

Ciao a tutti, oggi compio gli anni! Evvai! Comunque vi voglio proporre un mio nuovo racconto^^ Spero che vi piaccia! A presto!

L’Ospite

Entrai in casa spensieratamente, abbastanza felice, era il 27 aprile ed era il giorno del mio compleanno. Tutto però di colpo mutò, e il mio sguardo si fece cupo. Sentii uno strano rumore provenire dalla mia camera; ero appena tornato da scuola e la cosa non era di certo normale.
“A quest’ora in casa ci dovrei essere solo io.” Pensai.
Lentamente, alquanto intimorito, riaprii la porta di ingresso, e silenziosamente scesi le scale che avevo appena percorso. In fondo, sul pianerottolo, un’altra porta di spesso vetro mi attendeva. Mi misi una mano in tasca, alla ricerca del mazzo di chiavi e, dopo averlo ripescato con successo, aprii la serratura.
All’esterno, attraversato un piccolo tratto asfaltato, arrivai alla piccola casetta di legno in cui tenevo lo scooter. Vi entrai dentro e, dopo aver scansato il mio bolide, che occupava tra quarti della costruzione, frugando in un portaombrelli, tirai fuori un piccolo bastone da montagna, di quelli che si vendono ai turisti, con una piccola piccozza montata sopra.
Mi resi subito conto della stupidaggine colossale che stavo per fare, e di quanti fossi stolto a credere di potermi difendere da un eventuale ladro con un’arma del genere. Salii le scale comunque, e ripercorsi il mio tragitto al contrario.
Rientrai in casa, socchiudendo la porta. Poi, dopo essermi accertato che il rumore ci fosse ancora, mi diressi in punta di piedi verso la mia camera; la porta era accostata e non filtrava luce; se c’era qualcuno, agiva al buio. Aprii di qualche centimetro l’apertura, quel che bastava per spiare con sicurezza.
All’interno un ritmico ticchettio pungeva il silenzio e una flebile luce di un monitor illuminava timidamente la camera. Seduto alla scrivania, un ragazzo, con gli occhi fissi sullo schermo del mio computer, batteva freneticamente le dita sulla tastiera.
“Ma che cazzo succede?” Mi dissi intimorito “E adesso che faccio? Chi è sto tizio?”
Spalancai la porta di colpo con un piede, un po’ come fanno gli agenti Swat nei film americani, gridando a squarciagola e brandendo il bastone da montagna.
«Chi sei? Chi diavolo sei?» gli domandai aggrottando la fronte e fendendo l’aria con la piccozza.
Il ragazzo si voltò, più tranquillo che mai, e mi guardò. Aveva un folto e disordinato cespuglio di capelli castani sulla testa, che gli copriva leggermente gli occhi, nascosti dietro ad un paio di occhiali da vista dalla montatura metallica. Indossava una felpa blu col cappuccio sulla quale era stampata un’immagine di Lupin III.
«Buon compleanno!» mi disse tutto eccitato, per poi rimettersi subito alla tastiera.
Rimasi un attimo di ghiaccio, non sapendo bene cosa fare, poi, tremante, mossi lentamente lo sguardo sui miei vestiti. Indossavo una felpa blu di Lupin III con il cappuccio. “Oh merda.” Mi dissi con lo sguardo spaesato.
«M-ma… ma… ma tu chi diavolo sei?»
«Sono te.»
«C-cosa scusa?»
«Sono te.»
«Sei me?»
«Si.» rispose «Lo so, è squallido che io debba scrivere di me stesso per farmi gli auguri. Ma sai com’è ci vuole sempre qualcosa di nuovo per stupire i lettori del blog.»
«Aspetta» lo interruppi «credo di non aver afferrato il concetto… tu sei me che scrivi un racconto dove te fai gli auguri a me, quando però te sei me, giusto?»
«Esattamente.»
«Ah.»
«Già, è così.»
«In tal caso, buon compleanno a te!»
«Buon compleanno a me!» mi rispose pubblicandomi sul blog.

giovedì 4 febbraio 2010

Le quaranta regole dello scrivere bene di Umberto Eco

Premetto che nell'articolo che vado oggi a proporvi non c'è nulla di mio, infatti queste quaranta regole sono state tratte dal libro di Umberto Eco, La Bustina di Minerva, edito da Bompiani 2000.
Trattasi di piccole regole per scrivere bene, che probabilmente conoscevate già, tradotte e riadattate da Eco, sulla base di regole già popolari tra gli scrittori americani.
Umberto Eco infatti dice: «Le faccio mie, con qualche variazione, perché penso che possano essere utili a molti, specie a coloro che frequentano le scuole di scrittura.»

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare... indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.
17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
19. Metti, le virgole, al posto giusto.
20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso e! tacòn del buso.
22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?

24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
26. Non si apostrofa un'articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
32. Pura puntiliosamente l’ortograffia.
33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
34. Non andare troppo sovente a capo.

Almeno, non quando non serve.
35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.
39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
40. Una frase compiuta deve avere


Ho scoperto queste regole grazie al mio professore di storia e filosofia, che ringrazio molto. Quando le ho lette mi hanno subito strappato un sorriso, ma le ho trovate anche molto giuste, quindi spero che possano esservi sia utili che divertenti almeno tanto quanto lo sono state a me.
Ciao e alla prossima!